Inabilità lavorativa


Lavoratore diventato disabile. Assegno ordinario di invalidità e pensione di inabilità ordinaria

Cosa succede se un lavoratore dipendente, autonomo o parasubordinato, dopo l’assunzione, si trova in condizioni di invalidità, con conseguente riduzione della capacità di svolgere le mansioni assegnate?

In questi casi, la normativa prevede trattamenti pensionistici specifici. Si tratta di prestazioni differenti rispetto a quelle derivanti dall’invalidità civile, che spettano indipendentemente dall’eventuale contribuzione versata. I trattamenti di invalidità lavorativa, infatti, maturano in presenza non solo del requisito sanitario, ma anche di quello contributivo.

Esistono due tipologie di pensione per invalidità lavorativa: l’assegno ordinario di invalidità e la pensione di inabilità ordinaria.

 

L’assegno ordinario di invalidità

L’assegno ordinario di invalidità lavorativa è una prestazione che spetta ai lavoratori con un’infermità tale da comportare una riduzione di due terzi della capacità lavorativa e che abbiano allo stesso tempo almeno 5 anni di contributi Inps, dei quali almeno tre versati nell’ultimo quinquennio.

Questa prestazione è soggetta a controllo triennale da parte della commissione medica Inps, ma dopo 9 anni, ossia dopo tre riconoscimenti consecutivi, l’assegno viene confermato definitivamente e non è più legato ad alcun controllo periodico triennale. L’assegno è compatibile con l’attività lavorativa, ma in tal caso, ogni anno il lavoratore viene sottoposto a verifica sanitaria. Al raggiungimento dell’età pensionabile, l’assegno viene trasformato in pensione di vecchiaia, purché l’interessato possegga i requisiti contributivi previsti.

 

La pensione ordinaria di inabilità lavorativa

La pensione ordinaria di inabilità lavorativa, invece, viene riconosciuta ai lavoratori iscritti all’assicurazione generale INPS a causa di un’invalidità totale al lavoro.

Ai fini del riconoscimento, occorre quindi che sia accertata un’infermità tale da determinare l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Per richiedere la pensione, oltre all’inabilità, occorre avere presso l’Inps un’anzianità contributiva pari ad almeno 5 anni, di cui almeno tre versati nell’ultimo quinquennio.

La pensione di inabilità, a differenza dell’invalidità ordinaria, è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa nonché con l’iscrizione agli albi professionali. Inoltre è reversibile ai superstiti.

Nell’ipotesi di revoca della pensione per accertato recupero della capacità lavorativa, al soggetto viene riconosciuta una contribuzione figurativa per tutto il periodo durante il quale ha usufruito della pensione.

La domanda per il riconoscimento dell’assegno ordinario o della pensione ordinaria va presentata all’Inps telematicamente tramite uno degli enti di Patronato o personalmente se si dispone di Pin personale. In caso di rigetto della domanda, è possibile fare ricorso entro 90 giorni dalla comunicazione.

 

Fonte: http://www.invalidi-disabili.it/2015/12/lavoratore-diventato-disabile/


La pensione di inabilità può essere pignorata?

Come ricordato dal Tribunale di Padova con ordinanza del 14 gennaio 2016 (qui sotto allegata), astrattamente sì. O almeno in parte.

 Si tratta infatti di una prestazione di natura previdenziale che può essere attaccata dai creditori tranne che per l'ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà.

Diverso è, invece, il caso dell'indennità di accompagnamento e della pensione di invalidità totale: queste, infatti, sono prestazioni assistenziali e non possono essere pignorate.

Del resto l'articolo 545, comma 2, del codice di procedura civile esclude del tutto la pignorabilità solo per un tal genere di prestazioni, data la loro finalità di garantire il minimo necessario per la sopravvivenza e reintegrare essenziali espressioni di vita menomate dalla malattia.

Proprio sulla base di queste argomentazioni il giudice veneto ha quindi rigettato il reclamo proposto da una donna avverso la decisione con la quale il giudice dell'esecuzione aveva ritenuto che la pensione di invalidità e l'indennità di accompagnamento siano caratterizzate da una finalità di natura assistenziale in relazione allo stato invalidante e che, di conseguenza, le stesse debbano essere ricondotte tra i sussidi impignorabili regolamentati dal codice di rito.

Resta salva solo l'espropriabilità per causa di alimenti ai sensi dell'articolo 545, comma 1, c.p.c..

Dato che però, nel caso di specie, le somme che la donna voleva recuperare erano canoni di locazione, al suo inquilino non potevano essere pignorate né la pensione di inabilità, inferiore ai limiti di "intangibilità", né la pensione di invalidità civile totale, né tanto meno l'indennità di accompagnamento.

 

Tribunale di Padova testo ordinanza 14 gennaio 2016 

Fonte: http://www.studiocataldi.it/articoli/21876-la-pensione-di-inabilita-e-pignorabile.asp