A cura del Dott. Matteo Sinatti

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Ipnosi & malattie




Nella letteratura scientifica l'idea di una correlazione tra eventi emotivi e malattie viene da molto lontano. Il pioniere fu Hans Selye che che dal 1936 ha aperto un filone di ricerca in merito allo "stress" e alle sue conseguenze sulla salute. Selye diede avvio a questo campo d'indagine che, a tutt'oggi, si stima abbia prodotto non meno di 150.000 pubblicazioni.

Alla fine degli anni settanta, le acquisizioni inerenti il rapporto tra emozioni e malattia erano fondate proprio sul concetto di stress e sulle relative conseguenze nell'organismo. Queste acquisizioni possono essere così riassunte:

Stimoli stressanti possono innescare risposte viscerali dell'organismo

Gli agenti stressanti influenzano il sistema immunitario e possono spianare la strada alla malattia

La spiegazione poi del perché, in base allo stress, la malattia colpisce determinati organi anziché altri fa riferimento all'ipotesi di stampo medico che sostiene una "predisposizione genetico-costituzionale".

La Medicina Psicosomatica, nonostante una serie di acquisizioni più o meno accettate, lascia aperti alcuni interrogativi fondamentali, ad esempio, come si spiega la scelta dell'organo? Cioé, perché lo stress determinerebbe in alcuni soggetti una gastrite ed in altri una dermatite? Oppure, perché determinati soggetti, visibilmente stressati, non si ammalano? E perché qualcuno, pur conducendo una vita pressoché tranquilla, sviluppa un cancro? Ed infine, perché spesso si può notare che le persone non si ammalano sotto stress, ma quando lo stress finisce, come ad esempio nel caso dell'emicrania da week-end o nel caso in cui gli individui si ammalano quando vanno in vacanza? A questi interrogativi la medicina psicosomatica non é riuscita a dare delle risposte precise ed univoche.

IL CONTRIBUTO DELLA NEUROBIOLOGIA

Dopo questo escursus, arriviamo alle conoscenze attuali della neurobiologia in merito al cervello emotivo, dove emerge che le risposte emotive appartengono a quei dispositivi che, una volta attivati dal verificarsi di particolari condizioni, puntano alla sopravvivenza e al ripristino dell'equilibrio. In pratica, un evento esterno per così dire "degno di nota" produce una reazione che a sua volta va a modificare lo stato dell'organismo. Da qui si evidenzia che gli eventi emotivamente significativi che giungono inaspettati vengono quindi processati da vie nervose dirette ed immediate, in grado di attivare delle risposte viscerali, ancor prima che la nostra coscienza possa tranquillamente rendersene conto. In questi casi, non abbiamo il lusso di poter decidere mediante una valutazione emotivamente cosciente, ma la decisione viene presa dal programma emotivo attivato. 

Le emozioni, quindi, appartengono a dispositivi antichi ereditati dalla storia dell'evoluzione e costituiscono un bagaglio di risposte pronte che l'organismo utilizza per far fronte a specifiche variazioni percepite dell'ambiente.

IL CONCETTO NUOVO DI MALATTIA

Uno stimolo esterno o interno vissuto in maniera inaspettata e traumatica, attiva quindi una via diretta di risposta emotiva, senza la mediazione della coscienza producendo risposte dirette sul corpo, di tipo viscerale, mediate dal sistema nervoso autonomo. In pratica, é come se l'intelligenza evolutiva dell'organismo venga in aiuto quando le circostanze colgono impreparato l'individuo (o l'animale, visto che, da questo punto di vista, i meccanismi di salute e malattia sono identici). 

In base ai risultati dello studio delle Leggi Biologiche, la scelta dell'organo, non é casuale o determinata da ipotetici "difetti costituzionali", bensì vengono attivati quegli organi o tessuti la cui funzione é direttamente o implicitamente coinvolta nel contenuto dello shock emotivo. 

Nell'istante in cui viene percepito un evento emotivo intenso, in base al modo in cui la persona lo percepisce, si determina un'attivazione viscerale dell'organo o tessuto. Il decorso di questo processo perdura sino a quando il trauma non viene risolto, fino cioé alla soluzione del conflitto. Fintantoché non c'é una soluzione al trauma, il funzionamento viscerale del programma rimane attivo, e solo quando il problema sarà finalmente risolto l'evoluzione del programma andrà nella direzione del recupero e della riparazione, fase, questa, spesso coincidente con delle sintomatologie specifiche intese come malattie. Ecco spiegate le emicranie da week-end o i vari disturbi che emergono proprio quando si va in vacanza. Da queste conoscenze emerge che non é lo stress a determinare un abbassamento del sistema immunitario e l'insorgere della malattia, ma uno specifico evento emotivo vissuto in maniera inaspettata e traumatica.

IL SENTITO EMOTIVO DI TIPO BIOLOGICO

Come abbiamo visto, la malattia non è causata dallo stress, come si pensava, ma risulta essere un'attivazione viscerale dell'organismo a seguito di un evento emotivo shockante, che ci ha preso alla sprovvista. Ma le domande che emergono sono precise: perché un tumore allo stomaco e non al fegato? Perché un tumore al seno sinistro e non al destro? 

Così come sostengono le recenti ricerche con la metodologia diagnostica del Bioexplorer, l'origine della singola patologia è dovuta da un evento emotivo traumatico, rimasto chiuso in noi (spesso non esternato con pianti, grida, reazioni fisiche o altro), che si sviluppa in quella parte del cervello che gestisce la specifica area periferica del corpo. I processi biochimici patologici a livello cellulare precedono inoltre i sintomi fisici classificati come patologie. 

La malattia,quindi, inizia come abbiamo accennato con quello che possiamo definire: conflitto biologico. Questo tipo di conflitto si differenzia da quello psicologico in quanto corrisponde all'attivazione di un processo in cui un organo si rivela inaspettatamente bloccato o minacciato, sia direttamente (come avviene per gli animali), che in senso traslato (nell'uomo), ad esempio: qualcosa (un evento, episodio, un fatto) che è rimasto nello stomaco e non può essere digerito, oppure un pezzo del nostro territorio che non può più essere protetto (marcato) ecc. Se ad esempio un individuo subisce un'ingiustizia vissuta in maniera molto intensa, che non riesce a "mandar giù", l'organismo percepisce che qualcosa non può essere digerito e scatenerà una reazione automatica di risposta biologica per far fronte a tale evenienza, nello specifico un aumento della secrezione gastrica o, addirittura, una proliferazione delle ghiandole secernenti. Non è sufficiente essere stressati per ammalarsi, dal momento che l'attivazione del processo emotivo scatta proprio nelle situazioni impreviste. Ci sono, infatti, molte persone che vivono delle vite estremamente difficili e sofferte, senza, per questo, essere più ammalate di altri.

Da questo punto di vista, quindi, quando si subisce un conflitto biologico, non è necessario che la coscienza sia consapevole, data la loro natura di sentito viscerale e non psicologico. Ovviamente, se si subisce un trauma emotivo, sappiamo cosa ci è accaduto, ma spesso non siamo consapevoli del perché vengono attivati certi organi invece di altri. I conflitti biologici, infatti, a differenza di quelli psicologici appartengono al dominio inconscio del corpo. 

Da qui, il contributo dell'ipnosi.

IL CONTRIBUTO DELL'IPNOSI

L'elemento caratterizzante e ricorrente in ogni soggetto che ho trattato con una malattia ritenuta grave, è stato un evento subito in maniera inaspettata, che ha preso in contropiede e che ha fatto perdere il controllo della situazione vissuta. Adesso possiamo comprendere finalmente che la malattia è un'espressione di un meccanismo di sopravvivenza biologica generato da un conflitto biologico. La gestione emotiva del paziente, quindi, non è importante solamente sul piano umano ma è parte imprescindibile della gestione medica. 

Ma come è possibile lavorare sui conflitti, dal momento che il processo biologico è regolato da ciò che avviene a livello psichico "sottostante"? 

Data la natura inconscia, spesso non consapevole del conflitto biologico, l'uso dell'ipnosi diviene molto importante, in quanto consente di intervenire su quella parte della mente profonda che ha registrato il sentito emotivo/biologico nascosto e che spesso viene dimenticato dalla parte razionale. Il racconto che il paziente fornisce deve rimanere saldamente orientato sul sentito biologico percepito in quel momento, cosa spesso non semplice in quanto la nostra mente razionale tende a riflettere ed interpretare l'accaduto.

La domanda fondamentale, quindi, è: "Cosa ha sentito emotivamente e fisicamente nel momento in cui ha vissuto quella situazione?" E "cosa ha sentito emotivamente di diverso quando ha percepito i primi sintomi?" Il tutto al di la di giudizi ed interpretazioni di ordine psicologico. Una volta individuato questo preciso sentito emotivo, è possibile capire il perché il disturbo abbia interessato un certo organo o tessuto in relazione alla funzione dello stesso. Per raggiungere questo obiettivo è possibile utilizzare una tecnica ipnotica molto efficace: la segnalazione ideomotoria. In ipnosi la risposta ideomotoria è utilizzata per ottenere risposte non verbali dai soggetti in ipnosi. Una tipica risposta ideomotoria consiste nel far sollevare il dito di una mano, tramite un movimento involontario, per il (sì) e un dito per il (no). Le risposte ideomotorie sono un metodo per scoprire materiale represso e altrimenti inaccessibile, un ponte attraverso cui mente e corpo entrano in comunicazione (Leslie McCron, David Cheek).

Un conflitto biologico si risolve solo nel momento in cui si percepisce nuovamente una determinata funzione come libera di agire. Il contributo dell'ipnosi si rivolge quindi nell'aiutare in questo processo di consapevolezza, oltre che nella gestione delle sintomatologie fisiche tramite l'uso di suggestioni ipnotiche. Diviene inoltre molto importante individuare delle situazioni di vita quotidiana da modificare, questo in quanto i conflitti biologici vengono fedelmente registrati a livello della memoria inconscia e, da quel momento in poi, il solo presentarsi sulla scena dello stesso stimolo o di qualcosa che lo ricorda, sarà in grado di riattivare la stessa cascata di reazioni biologiche ed emotive: I cosiddetti "binari conflittuali". 

 

A cura del Dott. Matteo Sinatti