Stimolazione celebrale profonda


 La stimolazione cerebrale profonda per il trattamento dei disordini del movimento

(Parkinson e sindromi distoniche)

 


Quali risultati può ottenere la DBS e quali rischi?


Una simpatica testimonianza dei risultati ottenuti grazie all'utilizzo di DBS su Distonia


Questo metodo prevede l’inserimento di un elettrodo in un punto definito del cervello. L’elettrodo viene poi collegato a un generatore d’impulsi (pacemaker) collocato sottocute nella regione anteriore e superiore del torace. Gli impulsi elettrici provocano una diminuzione dei sintomi.

Lo stimolatore può essere attivato o disattivato con l’ausilio di un telecomando. Le pile devono essere sostituite dopo 3-5 anni. Ma recentemente sono stati sviluppati nuovi apparecchi dotati di batterie ricaricabili che possono essere ricaricate direttamente dal paziente e che durano fino a 25 anni senza dover essere sostituite.

In caso d’emergenza, tanto l’elettrodo quanto lo stimolatore possono essere rimossi.



Questo metodo, detto Deep Brain Stimulation (DBS) – stimolazione cerebrale profonda -, è la procedura chirurgica più moderna. L’indicazione per questo intervento è però piuttosto rara, visto che solo il 5-10% di tutti i malati di Parkinson si rivela idoneo. I fattori decisivi per stabilire l’idoneità all’intervento sono il decorso della malattia, il quadro sintomatico, l’età, la situazione e l’ambiente di vita del paziente.

Gli accertamenti che precedono questo intervento sono molto approfonditi. Solitamente la decisione di intervenire chirurgicamente viene presa con grande cautela. Si ritiene che l’indicazione operatoria vada posta di comune accordo dal neurologo e dal neurochirurgo.



Le procedure di diagnostica per immagini, l’anello stereotassico – un anello in metallo prezioso che viene fissato al cranio del paziente con l’ausilio di piccole viti – e altre procedure tecniche consentono di determinare con la massima precisione il punto nel quale deve avvenire l’intervento.

Questi interventi di alta precisione consentono spesso di ottenere un temporaneo, ma evidente, miglioramento dello stato di salute del paziente. Essi non possono però frenare la progressione della malattia.



Gli interventi sono eseguiti in anestesia locale, poiché richiedono la collaborazione attiva del paziente e anche questo fattore determina la riduzione dell'accesso a questa tecnica, in quanto non tutti i pazienti se la sentono di affrontare 4 o 5 ore intervento da svegli. Attualmente sono però in fase avanzata di studio nuove tecniche chirurgiche che consentono di addormentare il paziente, oltre a una maggior precisione nell'inserimento degli elettrodi. In futuro, questo potrebbe ampliare notevolmente la platea dei candidati alla DBS.